Perdersi

Ognuno di noi ha una propria bussola interiore, che gli consente di orientarsi nella vita. I suoi punti cardinali sono: amore, socialità, politica, attività.

L’amore racchiude sia la famiglia d’origine che quella che si costruisce con qualcuno e, in generale, tutti gli affetti.

La socialità comprende le amicizie, in tutte le loro sfumature di profondità, e la generica frequentazione degli altri: colleghi, clienti, compagni di studio, etc.

La politica è la nostra visione del mondo perfetto, quella che guida l’insieme di tutte le scelte che facciamo per realizzare quanto più possibile quell’ideale, irrangiungibile come tutti gli ideali: l’attività politica propriamente detta, lo stile di vita, l’educazione dei bambini, la scelta di cosa comprare, i luoghi da frequentare, persino l’uso che facciamo dei social è politico…

L’attività, infine, è l’insieme di tutto ciò che facciamo per la nostra realizzazione personale. Pochi trovano realizzazione nel lavoro, moltissimi solo nel fatto di riuscire a portare uno stipendio a casa, ma la nostra realizzazione più vera non viene da ciò che facciamo per soldi: sono le cose che facciamo per passione che riempiono la nostra vita di senso, quelle che generalmente chiamiamo hobby e che ci conciliano con il nostro essere.

Avere ben chiari i nostri punti cardinali ed essere coerenti con essi ci rende persone centrate, equilibrate, consapevoli, a prescindere dalle condizioni economiche. Purtroppo, però, la maggior parte delle persone basa la propria esistenza proprio sulle condizioni economiche, attribuendo ad esse un valore intrinseco; generalmente, sono le stesse persone che basano la loro vita sull’apparenza e l’estetica. Essendo questi due aspetti estranei alla bussola interiore, vivono una vita fatta di insoddisfazione e frustrazione, sempre in balìa del giudizio altrui e disponibili ad ogni umilliazione e prevaricazione pur di raggiungere i vertici della scala sociale: la loro vita è in costante competizione con gli altri e, di conseguenza, destinata ad una costante sconfitta, visto che ci sarà sempre qualcuno più ricco e più bello.

Sia chiara una cosa: le condizioni economiche sono importanti! Ma non perché sono il metro di giudizio del nostro valore, semplicemente per una questione di sopravvivenza nel mondo industriale e urbano in cui viviamo, dove nessuno produce il cibo ma è costretto ad acquistarlo e lo Stato ci costringe continuamente a pagare per servizi indispensabili (acqua, corrente, trasporti, gestione dei rifiuti, connessione internet, etc.). Un reddito di base universale che copra tutte queste spese o, in alternativa, la gratuità di questi servizi e del cibo, restituirebbero la dignità a miliardi di persone e le libererebbero dalla moderna forma di schiavitù: il lavoro in cambio di soldi.

Ma torniamo all’argomento di questo scritto: l’importanza di avere una bussola che ci permetta di orientarci nel mare della vita. Che ruolo hanno nella nostra vita i quattro punti cardinali? Dobbiamo averli tutti contemporaneamente o possiamo stare bene anche se ne manca qualcuno? Che succede se, per i casi della vita che prendono il nome di sfiga o disgrazie, non dovessimo avere uno o tutti i nostri punti di riferimento?

Ci si perde.

Si perde il senso della propria vita, non si sa più da che parte cominciare per ricostruire il tutto, come ritrovare la strada. È una condizione che facilmente porta alla depressione.

Per fortuna, è abbastanza difficile perdere contemporaneamente famiglia e affetti, amici e colleghi, lavoro e attività, quindi abbiamo sempre qualcosa o qualcuno a cui aggrapparci per non affondare.

Se abbiamo un carattere abbastanza forte e combattivo ed una minima consapevolezza di noi, possiamo rivolgerci ad un aiuto professionale. A volte è la nostra unica possibilità di salvezza, l’unico argine fra noi ed una vita da barbone emarginato dalla società. Già, perché quando non riesci a lavorare e non hai una riserva di denaro sufficiente, il rischio di perdere anche la casa è dietro l’angolo!

Invidio molto quei produttivisti e quei libertari che si possono permettere il lusso di essere anarco-capitalisti e fregarsene di chi non ce la fa, dei più deboli e degli indifesi. Possono permetterselo perché hanno il culo al caldo ed una vita che non gli ha fatto lo sgambetto.

Per fortuna, però, sono solo una minoranza della popolazione. O purtroppo, visto che riescono ad imporre alla maggioranza la loro visione disumana della società.

Se lo Stato deve esistere, non è certo per vessare e perseguire i suoi cittadini con tasse, gabelle, obblighi e divieti, ma deve essere una rete di sicurezza e di supporto per chi resta indietro, deve essere quella mano che ti aiuta a rialzarti e riprendere il cammino dopo una caduta.

Troppo paternalista? Non credo, comunque preferisco di sicuro uno Stato solidale piuttosto di uno, come quello attuale, il cui unico scopo è di impoverire i cittadini per fare arricchire i già ricchi, uno Stato che vuole sapere tutto di te solo per poterti tassare il massimo possibile e non per garantire sicurezza, sostegno, salute e benessere.

Ecco, prima di perdere la strada, forse dovremmo alzare la testa e riprenderci il controllo dello Stato. Le cose vanno fatte prima, “bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per possibilità” cantava Guccini, è inutile comprare l’antifurto dopo che ci hanno svaligiato casa! Il tempo della rivoluzione è oggi, prima che sia troppo tardi.


Scritto inedito di clacclo. Riproduzione vietata.


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